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Visto per nomadi digitali in Spagna e regime “Beckham”: come funzionano i vantaggi fiscali

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La Spagna si è ritagliata un posto tra le mete preferite di chi lavora da remoto: clima, connettività, costi ragionevoli e, da qualche anno, un visto pensato apposta per loro. Inoltre, chi si trasferisce con questo visto può accedere a un regime fiscale molto vantaggioso, noto comunemente come “legge Beckham”. Questa guida spiega da zero come funzionano entrambi.

Il visto per nomadi digitali: cos’è e cosa viene richiesto

Il visto di telelavoro di carattere internazionale, o “visto per nomadi digitali”, è stato introdotto con la cosiddetta legge sulle startup (Legge 28/2022, per la promozione dell’ecosistema delle imprese emergenti). Consente di risiedere in Spagna lavorando a distanza per aziende con sede fuori dal paese, oppure come autonomo con clienti in prevalenza stranieri.

In sintesi, i requisiti principali sono questi:

  • Attività remota reale: poter svolgere il lavoro interamente a distanza, con un rapporto di lavoro o professionale preesistente e documentabile con l’azienda o con i clienti esteri.
  • Qualifica: un titolo universitario o di formazione professionale di riconosciuto prestigio, oppure un’esperienza professionale minima dimostrabile (la norma parla di diversi anni).
  • Limite ai redditi spagnoli: la maggior parte dei redditi deve provenire dall’estero. È ammessa una quota minoritaria di lavoro per aziende spagnole, entro un tetto percentuale fissato dalla legge.
  • Documentazione abituale: casellario giudiziale, assicurazione sanitaria e mezzi economici sufficienti.

L’autorizzazione iniziale viene concessa per un periodo di diversi anni ed è rinnovabile. Con il tempo può portare a un permesso di soggiorno di lungo periodo. I termini e gli importi minimi di reddito vengono aggiornati, quindi conviene consultare sempre il sito ufficiale del consolato o dell’amministrazione spagnola prima di presentare la domanda.

Il regime “Beckham”: essere tassati come non residenti pur essendo residenti

In Spagna si è residenti fiscali quando si trascorrono più di 183 giorni all’anno nel paese o quando qui si trova il centro degli interessi economici. Il residente è soggetto all’IRPF (Impuesto sobre la Renta de las Personas Físicas, l’imposta personale sul reddito) su tutto il suo reddito mondiale, con aliquote progressive che possono essere elevate.

Il regime speciale per i lavoratori trasferiti (articolo 93 della legge sull’IRPF, “legge Beckham”) è un’alternativa. Chi vi aderisce:

  • Paga un’aliquota fissa sui redditi da lavoro prodotti in Spagna, con un’aliquota superiore per gli scaglioni più alti.
  • Di norma è tassato solo sui redditi di fonte spagnola, come un non residente. Molti redditi esteri, come alcuni dividendi o interessi provenienti dall’estero, restano fuori dall’IRPF spagnolo.
  • Può mantenerlo per diversi esercizi consecutivi, purché continui a rispettare le condizioni.

La legge sulle startup lo ha esteso: ora possono accedervi anche i titolari del visto per nomadi digitali, ed è stato accorciato il periodo precedente senza residenza fiscale in Spagna richiesto per aderire.

La richiesta si presenta all’AEAT (Agencia Estatal de Administración Tributaria, l’agenzia delle entrate spagnola) con un modello specifico (il modello 149) ed entro un termine limitato dall’iscrizione alla Previdenza Sociale. Perdere quel termine può costare la possibilità di optare.

Lavoro da remoto per l’estero: cosa conviene chiarire

Un errore frequente è pensare che, se il datore di lavoro è all’estero, il lavoro non sia tassato in Spagna. Non è così: il lavoro svolto fisicamente sul territorio spagnolo è considerato di fonte spagnola, anche se l’azienda paga da un altro paese. Per questo, con questo regime, lo stipendio del nomade è tassato qui, ma con l’aliquota speciale e non con la scala generale.

Ci sono altri aspetti pratici che spesso vengono trascurati:

  • NIE: il Número de Identidad de Extranjero, il numero di identificazione per stranieri, indispensabile per quasi ogni pratica fiscale o bancaria.
  • Previdenza Sociale: il lavoratore dipendente deve essere coperto, o tramite un certificato del paese d’origine quando esiste una convenzione, oppure iscrivendosi in Spagna. Se sei autonomo, ti iscriverai al RETA (Régimen Especial de Trabajadores Autónomos, il regime speciale dei lavoratori autonomi), con un contributo mensile.
  • Convenzioni contro la doppia imposizione: evitano di pagare due volte sullo stesso reddito, ma vanno applicate correttamente e possono esserci obblighi anche nel paese d’origine.
  • Autonomi: se fatturi a clienti dalla Spagna, occorre considerare anche l’IVA e le dichiarazioni periodiche, la cui applicazione dipende dal tipo di cliente e dalla sua ubicazione.

Inoltre, il regime non è automatico e non si adatta a tutti i profili: a seconda di come si percepiscono i redditi e della situazione personale, può risultare vantaggioso, neutro o persino controproducente. Conviene simularlo prima di decidere.

Come ti aiutiamo in Zythos Business

In Zythos Business accompagniamo autonomi, PMI e professionisti internazionali in ciò che viene dopo il visto: valutare se il regime speciale conviene, organizzare l’iscrizione come autonomo o la costituzione di una società, e presentare in tempo ogni dichiarazione all’AEAT. Se stai pensando di trasferirti in Spagna o vivi già qui e hai dubbi, una verifica del tuo caso fatta per tempo permette in genere di evitare sorprese e risparmiare denaro.

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