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Quanto costa davvero assumere il primo dipendente: costo aziendale, lordo e netto spiegati

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Assumere il primo dipendente è uno dei passi più importanti — e più spesso sottovalutati — nella vita di un libero professionista o di una piccola impresa. Molte aziende preventivano l’assunzione pensando solo allo stipendio da versare al lavoratore, per poi scoprire con sorpresa, alla prima busta paga e soprattutto al primo bollettino dei contributi alla Seguridad Social, quanto sia più alto il costo reale. Capire la differenza tra stipendio lordo, stipendio netto e costo aziendale è il primo passo per non sbilanciare la liquidità dell’attività.

Lordo, netto e costo aziendale: tre cifre che non coincidono

Lo stipendio lordo è la cifra concordata con il lavoratore e quella che compare nel contratto: è la base su cui si calcolano i contributi e le ritenute. Lo stipendio netto è quanto il dipendente riceve effettivamente sul proprio conto, una volta detratta la sua quota di contributi alla Seguridad Social (a carico del lavoratore) e la ritenuta d’acconto dell’IRPF. Ma la cifra che l’imprenditore deve davvero tenere presente per preventivare correttamente è il costo aziendale: lo stipendio lordo più i contributi sociali a carico dell’azienda, più altre voci come il rateo delle mensilità extra se non già incluse, o il costo della liquidazione e delle ferie non godute quando arriva il momento.

Un esempio con numeri tondi aiuta a visualizzarlo: se si concorda uno stipendio lordo annuo di 20.000 euro, il lavoratore non incasserà quei 20.000 euro suddivisi in dodici o quattordici mensilità, ma una cifra inferiore dopo le ritenute, mentre l’azienda dovrà mettere in conto ben più di 20.000 euro l’anno per sostenere quell’assunzione, proprio per il peso dei contributi sociali.

I contributi a carico dell’azienda: il vero salto nel budget

La parte che sorprende di più chi assume per la prima volta è la quota contributiva a carico dell’azienda destinata alla Seguridad Social. In termini generali, sommando contingenze comuni, disoccupazione, FOGASA e formazione professionale, il contributo a carico dell’impresa si aggira intorno al 31% dello stipendio lordo, anche se la percentuale esatta varia in base al tipo di contratto (a tempo indeterminato, determinato, di formazione), al gruppo di inquadramento della mansione e all’attività dell’azienda (codice CNAE), che determina anche il contributo per infortuni sul lavoro. A questo si aggiunge la quota a carico del lavoratore, intorno al 6-7%, che l’azienda trattiene dalla busta paga e versa anch’essa alla Seguridad Social insieme alla propria quota.

In altre parole: per ogni euro di stipendio lordo, l’azienda deve mettere da parte circa trenta centesimi in più solo per i contributi previdenziali, senza contare ancora il costo del consulente del lavoro, l’eventuale assicurazione prevista dal contratto collettivo, la sicurezza sul lavoro o l’attrezzatura necessaria per la postazione.

Incentivi che possono alleggerire il conto

Non sono solo cattive notizie. Il sistema previdenziale spagnolo prevede incentivi e riduzioni sui contributi a carico dell’azienda per determinate categorie e situazioni: assunzione a tempo indeterminato di giovani, di persone over 45 o over 52 in disoccupazione di lunga durata, di donne in professioni con bassa presenza femminile, di persone con disabilità, di vittime di violenza di genere o di tratta, oppure la trasformazione di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, tra gli altri casi. Le percentuali, la durata e i requisiti di ciascun incentivo cambiano con una certa frequenza in base alla normativa vigente, quindi conviene sempre verificare il caso specifico prima di assumere, senza dare per scontato che un incentivo sia ancora attivo o alle stesse condizioni degli anni precedenti.

Modelli 111 e 190: gli obblighi fiscali che arrivano con la busta paga

Assumere il primo dipendente non comporta solo l’iscrizione alla Seguridad Social (tramite il Sistema RED) e la comunicazione del contratto al SEPE; aggiunge anche nuovi obblighi fiscali nei confronti dell’Agenzia delle Entrate spagnola (Agencia Tributaria). Ogni busta paga comporta una ritenuta IRPF che l’azienda versa trimestralmente tramite il modello 111, entro i primi venti giorni naturali del mese successivo a ogni trimestre. E una volta l’anno, a gennaio, va presentato il modello 190, il riepilogo annuale di tutte le ritenute e gli acconti effettuati durante l’esercizio, sia ai dipendenti sia, eventualmente, ai professionisti. Un errore frequente tra chi assume per la prima volta è dimenticare che la percentuale di ritenuta IRPF non è fissa: dipende dallo stipendio, dalla situazione personale e familiare del lavoratore e dalla durata prevista del contratto, e va ricalcolata se queste circostanze cambiano nel corso dell’anno.

In Zythos Business affianchiamo liberi professionisti e piccole imprese proprio in questo momento di crescita: calcoliamo il costo reale di ogni assunzione prima della firma, verifichiamo quali incentivi si applicano al caso specifico e ci occupiamo di presentare buste paga, contributi previdenziali e modelli 111 e 190 nei tempi previsti e senza sorprese, così l’azienda può concentrarsi sul proprio business e non sui dettagli della Seguridad Social.

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