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Richiesta di informazioni dell’AEAT: cosa fare (e cosa non fare) nei primi 10 giorni

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Una busta o, più spesso oggi, un avviso sulla Sede Elettronica dell’Agenzia Tributaria (AEAT) con una richiesta intestata alla tua attività provoca quasi sempre lo stesso effetto: un tuffo al cuore. La buona notizia è che una richiesta non è una sanzione né un’accusa definitiva, ma una domanda di informazioni o di giustificazione di qualcosa che l’AEAT ha rilevato (o vuole verificare) nelle tue dichiarazioni. Il modo in cui reagisci nei primi dieci giorni incide in buona parte sul risultato finale.

Che tipi di richiesta può inviarti l’AEAT

Non tutte le richieste sono uguali, ed è opportuno capire quale ti sia arrivata prima di muovere un solo documento. Le più frequenti per liberi professionisti e PMI sono:

Richiesta di informazioni: ti viene chiesto di fornire fatture, contratti, estratti conto o giustificativi relativi a un dato specifico (per esempio, una detrazione IVA o una spesa dichiarata). Non comporta ancora una rettifica, ma solo una verifica.

Richiesta preliminare a una proposta di liquidazione (nell’ambito di un procedimento di verifica limitata): l’AEAT ha già individuato una possibile discrepanza e ti offre l’opportunità di spiegarla o di fornire prove prima di emettere una liquidazione provvisoria.

Richiesta di chiarimento su discrepanze tra i modelli fiscali: per esempio, quando l’IVA a debito dichiarata nel Modello 303 non coincide con quanto un cliente ha dichiarato nel suo Modello 347, oppure quando le ritenute del Modello 111 non corrispondono a quanto dichiarato dai tuoi sostituti d’imposta.

Richiesta nell’ambito di un’ispezione: è la più seria, di solito è firmata da un ispettore e annuncia l’avvio di attività di verifica e indagine più ampie, non limitate a un singolo dato.

I primi dieci giorni: cosa fare e cosa evitare

Il termine abituale concesso dall’Amministrazione per rispondere a una richiesta si aggira di solito intorno ai dieci giorni lavorativi dalla notifica, anche se ogni comunicazione indica il termine esatto, che può variare a seconda del procedimento. La prima cosa da fare, quindi, è leggere per intero la notifica: cosa viene chiesto, quale esercizio e quale imposta riguarda, e quale sia il termine effettivo indicato nel documento, non quello che si ricorda da un’altra occasione.

Cosa conviene fare: verificare la data esatta della notifica (non quella di apertura dell’email, ma quella registrata nella Sede Elettronica, perché è da lì che decorrono i giorni); raccogliere solo la documentazione richiesta, né più né meno; e, se la richiesta riguarda informazioni semplici, valutare se sia possibile rispondere con chiarezza e supporto documentale entro il termine.

Cosa è meglio non fare: non ignorarla mai, nemmeno pensando che si tratti di un errore o che “si chiarirà da sé”; la mancata risposta può comportare una sanzione per inottemperanza alla richiesta, oltre a lasciare la questione di fondo irrisolta a tuo sfavore. Non conviene nemmeno rispondere verbalmente per telefono, né presentare documentazione incompleta solo per rispettare il termine: è preferibile chiedere una proroga motivata piuttosto che consegnare qualcosa di disordinato che possa generare nuovi dubbi. E, naturalmente, non bisogna fornire più informazioni di quelle richieste “per sicurezza”: più si mostra, più domande possono sorgere.

Osservazioni e quando conviene chiamare il consulente

Se la richiesta include già una proposta di liquidazione o una rettifica con cui non sei d’accordo, hai il diritto di presentare osservazioni entro il termine indicato, fornendo prove (fatture, contratti, mezzi di pagamento) a sostegno della tua versione dei fatti. Un’osservazione ben argomentata, con riferimenti concreti alla documentazione fornita, pesa molto di più di una semplice divergenza di opinioni.

Come regola generale, conviene chiamare il consulente non appena arriva la richiesta, non quando mancano ormai due giorni alla scadenza. È particolarmente consigliabile farlo se la richiesta menziona un procedimento di verifica limitata o di ispezione, se coinvolge più esercizi o imposte contemporaneamente, se l’importo in gioco è rilevante per l’attività, oppure se semplicemente non è chiaro cosa ti viene chiesto o perché. Un consulente può verificare se il termine è calcolato correttamente, se conviene richiedere una proroga, e se sia meglio rispondere solo a quanto richiesto oppure aggiungere una spiegazione che eviti una seconda richiesta.

In Zythos Business accompagniamo liberi professionisti e PMI fin dal primo avviso: analizziamo la richiesta, individuiamo di che tipo di procedimento si tratta, prepariamo la documentazione tenendo conto del criterio dell’Amministrazione e, quando necessario, redigiamo le osservazioni entro i termini. La tranquillità di sapere che qualcuno con esperienza sta leggendo la notifica insieme a te, invece di doverti confrontare da solo con la Sede Elettronica, fa spesso la differenza tra una pratica risolta in poche settimane e un problema che si trascina per mesi.

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