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Partita IVA individuale o SRL? Quando conviene davvero fare il salto

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È una delle domande che ci fanno più spesso i liberi professionisti e le partite IVA che iniziano a fatturare sul serio: conviene costituire una società a responsabilità limitata o è meglio continuare a tassare come persona fisica? La risposta corretta quasi mai coincide con quella che circola nei forum e nei video su YouTube (“con 40.000 € di utile conviene già”). Dipende dal tuo utile reale, dal tuo regime fiscale, da quanto denaro devi prelevare dall’azienda per vivere e da costi che spesso si dimenticano quando si fa il calcolo.

IRPEF vs IRES: il confronto che conta davvero

Come lavoratore autonomo, il tuo utile viene tassato con l’IRPEF in modo progressivo insieme agli altri tuoi redditi: più guadagni, più alta è l’aliquota marginale applicata all’ultimo scaglione del tuo reddito. Sugli scaglioni più alti quel marginale può avvicinarsi o superare il 43%, a cui si sommano addizionali regionali e comunali che variano da zona a zona.

Una SRL, invece, paga l’IRES a un’aliquota fissa (il 24%), a cui si aggiunge l’IRAP. La sfumatura che quasi nessuno spiega bene è questa: quell’aliquota fissa si applica all’utile che resta dentro la società. Se poi vuoi portare quel denaro nelle tue tasche, dovrai farlo tramite compenso da amministratore (che torna a tassare nel tuo IRPEF personale) oppure tramite dividendi (tassati separatamente quando li distribuisci). Il confronto “IRPEF da autonomo” contro “IRES della SRL” vale solo se lasci l’utile dentro l’azienda reinvestito; nel momento in cui hai bisogno di quel denaro per vivere, bisogna aggiungere il secondo livello di tassazione prima di trarre conclusioni.

I costi nascosti di aprire una SRL che nessuno ti racconta

Il risparmio fiscale teorico può essere completamente eroso da costi che non esistono per un libero professionista. Costituire la società comporta spese notarili e di registro. Poi arrivano quelli ricorrenti: contabilità ordinaria obbligatoria (a differenza dei registri più semplici del regime forfettario o ordinario da persona fisica), deposito annuale del bilancio in Camera di Commercio, maggiore complessità — e costo — dello studio commercialista, e l’obbligo di tenere una contabilità formale anche se l’attività è piccola. A questo si aggiunge che, come amministratore, resti normalmente tenuto a versare i contributi previdenziali (la gestione INPS non scompare avendo una SRL, salvo casi molto specifici), quindi non è raro dover pagare insieme contributi personali e spese di società. C’è anche meno flessibilità: il denaro della SRL è della SRL, non tuo, e prelevarlo senza le forme corrette (finanziamenti soci non documentati, spese personali spacciate per spese aziendali) è proprio ciò che poi genera accertamenti da parte del Fisco.

Il mito del “con 40.000 € conviene già”

Quella cifra circola come fosse una legge fisica, ma è una semplificazione pericolosa. Confronta solo l’aliquota marginale IRPEF con l’aliquota IRES, senza considerare né i costi di struttura della SRL, né se avrai bisogno di prelevare il denaro per vivere (pagando quindi un’altra volta all’atto del prelievo), né la tua situazione personale (detrazioni, altri redditi, regione di residenza). Per un professionista che guadagna 40.000 € e ha bisogno di quei 40.000 € interi per pagare mutuo e spese quotidiane, aprire una SRL può risultare più costoso che restare com’è, perché in pratica dovrà prelevare quasi tutto l’utile e pagare due volte. La SRL inizia ad avere davvero senso quando c’è un utile ricorrente che non serve prelevare per intero, quando si vuole reinvestire dentro l’azienda (acquistare un altro ramo d’attività, beni strumentali, ampliare il team), quando ci sono soci o investitori coinvolti, oppure quando la responsabilità limitata verso terzi pesa più del risparmio fiscale. Il numero magico non esiste: esiste un calcolo, caso per caso, con il tuo utile reale, la tua necessità di liquidità personale e la tua situazione fiscale sul tavolo.

In Zythos Business non vendiamo la SRL come un prodotto né recitiamo la regola dei 40.000 €: ci sediamo con ogni professionista e ogni piccola impresa per fare questo confronto con i numeri reali — utile, necessità di prelevare denaro, costi di struttura — prima di consigliare il salto. E se il cambiamento conviene, seguiamo tutto il percorso: costituzione, apertura fiscale, prima contabilità e gli adempimenti successivi, perché la decisione si prenda con i dati alla mano e non con i miti.

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