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Sanzioni per dichiarazioni fiscali tardive: quanto costa ogni giorno di ritardo

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Presentare un modello tributario — l’equivalente spagnolo dell’IVA trimestrale, delle ritenute o dell’Imposta sulle Società — qualche giorno dopo la scadenza non è piacevole, ma non è nemmeno la fine del mondo, purché nessuno ve lo abbia già contestato. L’Agenzia Tributaria spagnola distingue con molta chiarezza due scenari: dichiarare in ritardo di propria iniziativa, senza che il Fisco vi abbia avvisato, oppure farlo solo dopo aver ricevuto un accertamento. Nel primo caso si parla di un recargo (sanzione) per dichiarazione tardiva spontanea (articolo 27 della Legge Generale Tributaria); nel secondo, di un vero e proprio illecito tributario con relativa sanzione, che può arrivare al 50% o al 100% dell’imposta dovuta, più gli interessi. La differenza economica tra i due percorsi è enorme, ed è per questo che vale la pena capire bene come funziona la sanzione per ravvedimento spontaneo.

Cos’è la sanzione dell’articolo 27 LGT e quando si applica

La sanzione per tardività si applica quando presentate e versate (oppure presentate a compensazione o a rimborso) una dichiarazione fuori termine, ma prima che l’Amministrazione vi abbia notificato qualsiasi controllo o accertamento su quell’obbligo. È, in pratica, la “penale” per aver corretto da soli una dimenticanza: in cambio di questa autodenuncia prima di essere scoperti, la legge vi tratta molto meglio rispetto a un accertamento vero e proprio — niente sanzione né procedimento sanzionatorio, solo un onere economico e, superato l’anno di ritardo, gli interessi di mora.

Si calcola sull’imposta da versare risultante dalla dichiarazione stessa. Se il risultato è a rimborso o negativo, non c’è alcuna sanzione economica, anche se conviene comunque regolarizzare, perché alcuni modelli informativi prevedono sanzioni fisse indipendenti dal risultato.

Come si calcola: 1% fisso più 1% per ogni mese intero di ritardo

Dalla riforma della Legge Generale Tributaria del 2021, il calcolo è più proporzionale rispetto al passato. La formula è: 1% dell’imposta dovuta, più un ulteriore 1% per ogni mese intero di ritardo trascorso dalla fine del termine ordinario. Quindi, un mese di ritardo comporta una sanzione del 2%; due mesi, il 3%; tre mesi, il 4%; e così via. Un esempio con numeri tondi: se il modello trimestrale IVA risulta a debito per 1.000 euro e viene presentato con due mesi interi di ritardo, la sanzione sarà del 3%, cioè 30 euro, senza interessi di mora.

Questa sanzione mensile non comporta interessi di mora finché il ritardo resta entro i primi dodici mesi. Ma se il ritardo supera l’anno, la sanzione diventa fissa al 15% dell’imposta dovuta, e da quel momento maturano anche gli interessi di mora sulla somma, calcolati dal giorno successivo ai dodici mesi fino al giorno della presentazione. Più si tarda a regolarizzare, più costa, e il salto oltre l’anno è il punto in cui il costo aumenta davvero in modo netto.

La riduzione del 25% e come evitare la sanzione

La stessa normativa incentiva a pagare il prima possibile: se si versa la sanzione e il debito entro il termine indicato dall’Amministrazione dopo la notifica, oppure tramite una rateizzazione con garanzia (fideiussione bancaria o assicurativa) richiesta entro quello stesso termine, si ha diritto a una riduzione del 25% sull’importo della sanzione. In pratica, questo fa sì che il costo reale di una regolarizzazione spontanea ben gestita risulti ancora più basso della percentuale nominale.

Il modo migliore per evitare la sanzione, ovviamente, è non arrivare in ritardo: tenere un calendario fiscale aggiornato con le scadenze di ogni modello — quelli trimestrali, in genere, entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre; l’Imposta sulle Società, entro i 25 giorni naturali successivi ai sei mesi dalla chiusura dell’esercizio — è la misura più efficace. Quando il ritardo è inevitabile, perché manca un dato, cambia il consulente o sorge un problema tecnico, conviene presentare il prima possibile senza attendere, perché la sanzione si calcola per mesi interi: regolarizzare a pochi giorni di ritardo o quasi alla fine di quel mese costa lo stesso, ma superare al mese successivo aggiunge un intero punto percentuale in più. E, soprattutto, conviene farlo sempre prima che arrivi qualsiasi lettera o accertamento dell’Agenzia Tributaria: è quel confine a separare una sanzione sostenibile da una che può arrivare a raddoppiare il debito.

In Zythos Business gestiamo il calendario fiscale dei nostri clienti con il margine sufficiente perché queste situazioni non si verifichino, e quando si presenta un imprevisto — una documentazione che arriva in ritardo, un cambio di circostanze — aiutiamo a decidere se conviene presentare subito assumendo la sanzione minima o richiedere una rateizzazione con garanzia per beneficiare della riduzione. Per un libero professionista o una PMI, capire con calma queste scadenze, prima che arrivi qualsiasi avviso del Fisco, fa la differenza tra un costo piccolo e controllato e un problema molto più caro.

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