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Spese non deducibili in IRPEF e IVA: cosa controlla il Fisco nel 2026

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Ad ogni campagna fiscale, l’Agenzia delle Entrate affina un po’ di più l’incrocio dei dati tra fatture, movimenti bancari e dichiarazioni. Nel 2026 questo incrocio è più fine che mai grazie alla diffusione generalizzata della fatturazione elettronica e ai sistemi di verifica automatica, il che trasforma in un errore costoso continuare a dedurre spese che il Fisco boccia sistematicamente da anni. Non si tratta di normativa nuova in senso stretto, ma di un inasprimento nei controlli su criteri già esistenti: destinazione esclusiva all’attività, correlazione con i ricavi e giustificazione documentale completa.

Le spese che il Fisco continua a bocciare

Ai fini IRPEF, il criterio dell’Agenzia delle Entrate resta rigido con ogni spesa a “uso promiscuo”, cioè quella che serve sia per l’attività che per la vita privata del lavoratore autonomo. Gli esempi più ricorrenti nei controlli sono l’auto (salvo attività espressamente legate al trasporto, come rappresentanti con spostamenti costanti o agenti di commercio), l’abbigliamento che non sia chiaramente da lavoro o divisa, e le spese di vitto quando mancano i requisiti formali: pagamento tracciabile, limite giornaliero e prova che siano sostenute nello svolgimento dell’attività.

Ai fini IVA, la casistica è simile ma con sfumature proprie: l’IVA sulle spese per autovetture si presume detraibile solo al 50% salvo prova di un uso superiore, e le fatture semplificate o gli scontrini privi dei dati identificativi del destinatario non permettono di detrarre l’imposta se il Fisco chiede giustificazione in un controllo. Continuano inoltre a cadere spesso le spese di rappresentanza e ospitalità clienti senza adeguato supporto documentale, così come le fatture di fornitori che risultano non correttamente registrati o il cui oggetto non coincide con l’attività dichiarata.

Un aspetto che spesso sorprende chi fattura poco ma spende con regolarità è che la correlazione ricavi-spese viene analizzata anche in termini di proporzionalità: una spesa occasionale elevata a fronte di un fatturato modesto e costante nel tempo è, in pratica, uno dei fattori che più fa scattare le richieste di informazioni.

Cosa significa per la tua attività

Per un libero professionista o una PMI, questo si traduce in decisioni molto concrete prima della chiusura del trimestre. Primo, rivedere la politica sull’auto: se non c’è un’attività che giustifichi l’uso esclusivo, non conviene detrarre il 100% dell’IVA né forzare la deduzione IRPEF senza un criterio di destinazione difendibile, perché in un controllo l’onere della prova ricade sul contribuente. Secondo, mettere ordine nelle spese di vitto: senza pagamento tracciabile e senza un collegamento diretto con uno spostamento per motivi di attività, quella spesa non dovrebbe entrare nel registro, per quanto sia consuetudine conservare lo scontrino. Terzo, rivedere l’anagrafica fornitori: se un fornitore abituale non è identificato con partita IVA e dati completi in fattura, conviene chiedere la correzione prima che la deduzione vada persa in una verifica successiva, non dopo.

Conviene anche applicare il buon senso al rapporto tra spese e fatturato: una spesa atipica o sproporzionata rispetto al volume di attività merita di essere conservata con una giustificazione rafforzata (preventivo, contratto, email che ne spieghi la necessità) prima che il Fisco la richieda, non quando arriva l’accertamento. E soprattutto, non dare per buona una spesa solo perché “si è sempre dedotta così”: i criteri di controllo sono cambiati di intensità, anche se la norma di fondo è la stessa di sempre.

In Zythos Business verifichiamo trimestre dopo trimestre quali spese dei nostri clienti, professionisti e PMI, sono correttamente supportate e quali conviene rafforzare o scartare prima di presentare il modello corrispondente, proprio per evitare sorprese quando il Fisco decide di guardare con lente d’ingrandimento. Anticipare questo criterio, e non subirlo, è la differenza tra una deduzione tranquilla e un accertamento con sanzione.

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