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Modello 111 e modello 190: come dichiarare le ritenute a lavoratori e professionisti senza errori

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Qualsiasi lavoratore autonomo o azienda che paghi stipendi a dipendenti o si avvalga di servizi professionali (avvocati, consulenti, architetti, designer…) ha, quasi sempre, un obbligo aggiuntivo nei confronti del Fisco: trattenere parte di quel reddito e versarla trimestralmente tramite il modello 111, per poi riepilogare l’intero anno nel modello 190. Sono due facce della stessa obbligazione, e l’errore più frequente -quello che genera più grattacapi nelle notifiche dell’Agenzia Tributaria- è che i due non coincidano tra loro. Questa guida ripercorre chi deve operare la ritenuta, quali percentuali si applicano e come verificare che il 190 annuale coincida con la somma dei quattro trimestri dichiarati.

Chi deve presentare il modello 111?

Sono obbligati a presentare il modello 111 i lavoratori autonomi e le aziende che agiscono come “sostituti d’imposta” e, quindi, operano le ritenute IRPF per conto di terzi: chi paga stipendi a dipendenti, chi si avvale di un professionista che emette fattura con ritenuta, e anche chi corrisponde determinati redditi come premi, corsi, conferenze o proventi da proprietà intellettuale. Il modello 111 non si presenta per i servizi di un altro autonomo che non applica la ritenuta (ad esempio chi tassa in regime forfettario per moduli o determinate attività non soggette), né per le fatture tra aziende quando non esiste un obbligo specifico di ritenuta. La presentazione è trimestrale, entro i primi venti giorni naturali del mese successivo alla chiusura di ciascun trimestre, tranne quella del quarto trimestre, che si presenta nel mese di gennaio. Anche se in un trimestre non ci sono state ritenute da versare, se l’azienda ha lavoratori o professionisti attivi, in generale permane l’obbligo di presentare il modello, anche con risultato pari a zero.

Aliquote di ritenuta: lavoratori, professionisti e amministratori

Non esiste un’unica percentuale: ogni tipo di percettore ha le proprie regole. Ai lavoratori dipendenti si applica una ritenuta variabile, calcolata in base allo stipendio e alla situazione familiare e personale (figli, disabilità, tipo di contratto) secondo la procedura generale delle ritenute IRPF; non è un’aliquota fissa, ma il risultato di una formula che l’azienda (o la sua gestoria) deve ricalcolare ogni volta che cambiano le circostanze del lavoratore. Ai professionisti autonomi che fatturano servizi (avvocatura, consulenza, formazione, architettura, ecc.) si applica, in via generale, un’aliquota del 15%, che scende al 7% durante l’anno di inizio dell’attività e nei due successivi, sempre che il professionista non abbia svolto un’attività simile nell’anno precedente; esiste inoltre un’aliquota ridotta per chi fattura importi bassi e lo richiede espressamente tramite comunicazione al soggetto pagatore. Agli amministratori e ai membri del consiglio di amministrazione si applica un’aliquota più elevata, con una riduzione specifica quando la società pagatrice ha un importo netto della cifra d’affari ridotto. L’errore tipico in questo ambito è applicare il 15% “di default” a un professionista che avrebbe invece diritto al 7% ridotto, oppure non aggiornarlo quando supera i tre anni di attività.

La quadratura tra il 111 trimestrale e il 190 annuale

Il modello 190 è la dichiarazione informativa annuale che riepiloga, percettore per percettore e codice per codice (lavoro dipendente, attività professionali, amministratori, ecc.), tutte le ritenute operate durante l’anno. In teoria, la somma delle basi imponibili e delle ritenute dichiarate nei quattro modelli 111 dell’esercizio deve coincidere esattamente con quanto dichiarato nel 190. In pratica, le discrepanze nascono per motivi molto concreti: un professionista che inizia o cessa l’attività a metà anno e viene imputato male in un trimestre, un codice fiscale inserito in modo errato che impedisce al Fisco di incrociare correttamente i dati con la fattura del percettore, ritenute corrette tramite dichiarazione integrativa di un trimestre che poi non viene riportata nel cumulativo annuale, o semplicemente un cambio di gestoria che spezza la continuità dello storico. Prima di presentare il 190 conviene sommare manualmente i quattro 111 dell’anno, percettore per percettore, e confrontare il risultato con la bozza del 190: qualsiasi differenza, per quanto piccola, va spiegata prima della presentazione, perché il Fisco incrocia automaticamente questi dati con le fatture e le buste paga dichiarate, e una discrepanza si traduce quasi sempre in una richiesta di chiarimenti.

In Zythos Business gestiamo le ritenute dei nostri clienti con questa stessa logica di quadratura costante: verifichiamo trimestre dopo trimestre che quanto dichiarato nel 111 corrisponda alle buste paga e alle fatture dei professionisti prima di presentare, affinché il 190 di gennaio sia un semplice riepilogo e non una sorpresa. Se sei un lavoratore autonomo o una PMI e vuoi smettere di rincorrere discrepanze a gennaio, possiamo occuparci di far sì che le tue ritenute siano calcolate e quadrate correttamente fin dal primo trimestre.

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