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Chiudere l’esercizio contabile: la checklist per arrivare tranquilli all’Imposta sulle Società

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Ogni anno arriva lo stesso momento: bisogna chiudere l’esercizio contabile prima di presentare l’Imposta sulle Società, e la fretta dell’ultimo minuto lascia spesso questioni in sospeso che poi si pagano care, letteralmente. Una chiusura fatta bene non è un adempimento meccanico da quattro registrazioni: è la garanzia che il risultato dichiarato al Fisco sia quello reale, e che regga se un giorno arriva un controllo. Questa guida ripercorre, nell’ordine più opportuno, i punti che non si possono saltare prima di considerare chiuso un esercizio.

Le quadrature preliminari: la base di tutto il resto

Prima di pensare a rettifiche o ammortamenti, bisogna verificare che la contabilità “quadri” nel senso più letterale del termine: che il saldo di ogni conto corrisponda alla realtà che rappresenta. Questo significa, come minimo, controllare che l’IVA a credito e a debito registrata durante l’anno coincida con quanto dichiarato nelle liquidazioni periodiche e nella dichiarazione annuale; che le ritenute operate e versate corrispondano a quanto registrato nei conti di fornitori, creditori o buste paga; e che i saldi di clienti e fornitori siano supportati da fatture reali, senza importi “in sospeso” di esercizi precedenti che nessuno ha più controllato. Se a questo punto emerge una differenza, per quanto piccola, è il momento di indagarla, non di trascinarla fino alla chiusura: uno sbilancio di poche centinaia di euro sull’IVA di un trimestre quasi mai sparisce da solo, di solito è una fattura registrata male, duplicata o semplicemente dimenticata.

Conviene inoltre rivedere i conti transitori e provvisori (acconti da clienti, conti soci, costi e ricavi in attesa di classificazione) affinché non arrivino “aperti” alla chiusura. Ogni conto che rimane senza spiegazione nel bilancio di chiusura è una domanda che, prima o poi, qualcuno farà.

Ammortamenti e ratei/risconti: perché il risultato sia quello corretto

Il secondo blocco riguarda puramente il principio di competenza. Gli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali e immateriali devono essere calcolati per l’importo corretto secondo la vita utile e il metodo applicato a ciascun bene, e devono coincidere con quanto risulta dalla scheda del cespite e dal fondo ammortamento. È frequente trovare beni acquisiti durante l’anno rimasti senza ammortamento, oppure ammortamenti calcolati su una base che non è stata aggiornata dopo una migliorìa o una dismissione parziale. Conviene anche verificare se qualche attività ha subito una perdita di valore durevole che potrebbe richiedere una svalutazione, cosa diversa dall’ammortamento ordinario.

Accanto agli ammortamenti ci sono i ratei e risconti: costi e ricavi che, per essere stati imputati per cassa o per essere arrivata la fattura in un momento diverso dal periodo che effettivamente coprono, vanno ripartiti tra gli esercizi. L’esempio classico è un’assicurazione annuale pagata in autunno che copre anche i primi mesi dell’anno successivo, o un affitto incassato in anticipo. Se non si effettuano questi risconti, il risultato dell’esercizio risulta distorto e, con esso, la base imponibile dell’Imposta sulle Società. Va inoltre valutata la necessità di accantonamenti, come quelli per possibili insolvenze di clienti, quando esistano indizi ragionevoli di mancato pagamento.

Riconciliazione bancaria e l’ordine corretto: prima la chiusura, poi il Modello 200

Nessuna chiusura è affidabile se il saldo contabile di ogni conto corrente non coincide con l’estratto conto reale a fine esercizio, rettificato per i movimenti in transito (assegni emessi non ancora incassati, bonifici in corso). La riconciliazione bancaria di fine anno conviene documentarla per iscritto, conto per conto, perché è il primo punto che qualsiasi verifica controlla e perché spesso fa emergere registrazioni duplicate o incassi contabilizzati due volte.

Con le quadrature, gli ammortamenti, i ratei/risconti e le banche verificati, l’ordine logico è: chiudere la contabilità dell’esercizio con la scrittura di rettifica e chiusura, calcolare su quei saldi definitivi la liquidazione dell’Imposta sulle Società (Modello 200), e solo a quel punto aprire l’esercizio successivo riportando i saldi corretti. Invertire quest’ordine — calcolare il Modello 200 su una contabilità ancora provvisoria e “far quadrare” dopo le rettifiche — è la via più diretta verso discrepanze tra dichiarato e contabilizzato che poi costa molto ricostruire.

In Zythos Business affianchiamo in questo processo di chiusura autonomi e piccole imprese con lo stesso criterio: verificare prima di calcolare, e calcolare prima di presentare. Se vuoi affrontare la chiusura del tuo esercizio con la tranquillità che ogni cifra dell’Imposta sulle Società sia sostenuta da una contabilità quadrata, siamo a tua disposizione per verificarla insieme a te.

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