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Chiudere l’esercizio contabile senza sorprese: la checklist prima dell’Imposta sulle Società

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Chiudere l’esercizio non significa premere un pulsante il 31 dicembre: è un processo di revisione che, se svolto correttamente, evita che l’Imposta sulle Società riservi sorprese mesi dopo. In generale la dichiarazione va presentata entro i 25 giorni naturali successivi ai sei mesi dalla chiusura del periodo d’imposta, ma il lavoro di chiusura inizia molto prima, quando c’è ancora margine per correggere. Questa checklist ripercorre i punti che più spesso generano sbilanci o rettifiche dell’ultimo minuto nelle PMI e nelle piccole società.

Quadrature preliminari: che la contabilità dica la verità prima di toccare l’imposta

Prima di calcolare qualsiasi cosa, bisogna verificare che i libri riflettano la realtà. Il primo passo è quadrare l’IVA dichiarata nelle liquidazioni periodiche con quanto registrato nei conti di IVA a credito e a debito: qualsiasi differenza di solito rivela fatture contabilizzate in un periodo diverso da quello dichiarato, o semplicemente dimenticate. Lo stesso vale per le ritenute versate rispetto ai conti di costi del personale e dei professionisti.

Conviene anche rivedere i saldi di clienti e fornitori: conti con saldo debitore che in realtà sono creditori (o viceversa) distorcono il bilancio e, se non riclassificati, possono finire per compensarsi in modo scorretto. Va inoltre verificato che i conti dei soci e degli amministratori (finanziamenti, conti correnti) siano documentati, perché il Fisco li osserva con attenzione e un saldo non giustificato può essere interpretato come una retribuzione occulta.

Ammortamenti e ratei/risconti: le rettifiche che quasi sempre si dimenticano

La quota di ammortamento delle immobilizzazioni deve essere contabilizzata prima della chiusura, non calcolata a mano in dichiarazione. Conviene ripassare la scheda di ogni bene: data di acquisizione, valore ammortizzabile, coefficiente applicato e mesi dell’esercizio effettivamente di utilizzo (un bene acquistato a ottobre non si ammortizza come se fosse stato in funzione tutto l’anno). Se un cespite è stato dismesso o venduto, occorre assicurarsi che la sua eliminazione contabile e il risultato della cessione siano correttamente rilevati.

I ratei e i risconti sono l’altra grande dimenticanza: una polizza annuale pagata a novembre che copre anche i primi mesi dell’anno successivo, o un affitto incassato in anticipo, devono essere ripartiti tra gli esercizi affinché il costo o il ricavo sia imputato al periodo di effettiva competenza. Omettere queste rettifiche non è un errore da poco: gonfia o sgonfia il risultato d’esercizio, che è la base di partenza per il calcolo dell’Imposta sulle Società.

Riconciliazione bancaria e l’ordine corretto: bilancio, poi imposta, poi chiusura

Nessuna quadratura è affidabile se i conti bancari non sono riconciliati: ogni estratto conto deve coincidere con il saldo contabile del relativo conto, movimento per movimento. Gli scostamenti più comuni — assegni non ancora incassati, bonifici in transito, commissioni non registrate — vanno individuati e corretti prima di considerare valido il bilancio, perché una banca non quadrata contamina tutto il resto: la liquidità, il risultato e, di conseguenza, la base imponibile.

Con la contabilità già quadrata arriva l’ordine che evita errori: prima si chiudono lo stato patrimoniale e il conto economico con tutte le rettifiche precedenti incorporate; poi si liquida l’Imposta sulle Società partendo da quel risultato contabile ormai corretto, applicando le variazioni fiscali che spettano (differenze permanenti e temporanee, riporto delle perdite, riserve); e solo a questo punto si contabilizzano le imposte sul reddito e si effettua la scrittura di chiusura dell’esercizio. Invertire questo ordine — ad esempio calcolare l’imposta prima di aver riconciliato la banca — obbliga quasi sempre a rifare il calcolo quando emerge una rettifica che cambia il risultato.

In Zythos Business accompagniamo questo processo di chiusura di liberi professionisti e PMI con la stessa disciplina che applichiamo alla nostra gestione: verifichiamo quadrature, ammortamenti e riconciliazioni prima di toccare il calcolo dell’imposta, in modo che la dichiarazione venga presentata su una contabilità già quadrata, non su una che si sistema dopo.

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