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Convenzioni contro le doppie imposizioni: come evitare di pagare le tasse due volte in Spagna

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Se vivi in Spagna ma percepisci un affitto nel tuo paese d’origine, se lavori da remoto per un’azienda straniera da Malaga o Valencia, o se hai investimenti distribuiti tra due giurisdizioni, probabilmente ti sei già posto questa domanda: devo pagare le tasse su quello stesso reddito in entrambi i paesi? La risposta breve è che, salvo errori di gestione, non dovresti. Per evitarlo esistono le convenzioni contro le doppie imposizioni (CDI), trattati bilaterali che la Spagna ha firmato con la maggior parte dei paesi del suo contesto economico e che ripartiscono il diritto di tassare ogni reddito tra il paese di residenza e il paese di origine dell’entrata. Conoscere come funzionano, e come farle valere davanti all’Agenzia Tributaria (AEAT, l’ente fiscale spagnolo), è fondamentale per qualsiasi straniero con interessi economici in Spagna.

Come funzionano le convenzioni contro le doppie imposizioni

Un CDI è un accordo tra due Stati che stabilisce, reddito per reddito, chi ha la priorità nell’esigere le imposte: il paese in cui risiedi fiscalmente o il paese in cui si genera l’entrata (uno stipendio, un affitto, un dividendo, una pensione). La maggior parte delle convenzioni applicate dalla Spagna si ispira al modello OCSE, quindi condividono una struttura simile anche se le percentuali cambiano da un trattato all’altro. In generale, gli stipendi si tassano dove si svolge il lavoro, gli immobili dove sono ubicati, mentre dividendi, interessi o canoni si ripartiscono tra i due paesi con un limite massimo di ritenuta alla fonte. La convenzione non elimina l’obbligo di dichiarare in entrambi i paesi se sei residente in uno e ottieni reddito nell’altro, ma evita di pagare l’importo completo due volte: a questo serve il paese di residenza, applicando uno dei meccanismi correttivi che vedremo più avanti.

Una precisazione importante: la residenza fiscale non coincide con la residenza legale o il permesso di soggiorno. Puoi avere il tuo NIE (Número de Identidad de Extranjero, il codice identificativo che ogni straniero deve avere per operare fiscalmente in Spagna) e vivere qui senza essere residente fiscale, o viceversa. La Spagna applica, come regola generale, il criterio della permanenza superiore a 183 giorni all’anno, oltre al centro degli interessi economici o al nucleo familiare. Determinare in quale paese sei residente fiscale è il primo passo, e a volte il più discusso, prima di applicare qualsiasi convenzione.

Il certificato di residenza fiscale, la chiave della convenzione

Perché un soggetto pagatore straniero (una banca, un inquilino, un’azienda) ti applichi la ritenuta ridotta prevista dalla convenzione, o per dimostrare all’AEAT di aver già pagato le tasse nell’altro paese, serve un documento specifico: il certificato di residenza fiscale. Viene rilasciato dall’autorità tributaria del paese in cui risiedi — in Spagna, la stessa AEAT — e attesta, per un determinato esercizio, che sei residente fiscale lì ai fini della convenzione applicabile. Senza di esso, in genere il paese di origine ti applica la ritenuta al tasso ordinario, più alto, e dovrai poi richiedere il rimborso, un processo più lento rispetto a richiederlo in anticipo. Conviene richiederlo ogni anno e conservarlo insieme alla documentazione di ogni reddito estero, perché molti soggetti pagatori lo richiedono come requisito preliminare.

Esenzione vs. imputazione: le due strade per non pagare due volte

Quando dichiari nel tuo paese di residenza un reddito che ha già scontato le imposte nell’altro paese, la convenzione stabilisce uno dei due metodi per correggere la doppia imposizione. Il primo è l’esenzione: il reddito ottenuto all’estero non viene nuovamente tassato nel paese di residenza, anche se di norma viene comunque considerato per calcolare l’aliquota applicabile al resto dei tuoi redditi (la cosiddetta esenzione con progressività). Il secondo è l’imputazione o credito d’imposta: dichiari il reddito per intero nel tuo paese di residenza, ma sottrai dall’imposta da pagare quella già versata nell’altro paese, con il limite di quanto avresti pagato se quel reddito fosse stato prodotto interamente in Spagna. In Spagna questo meccanismo si applica tramite la deduzione per doppia imposizione internazionale, nell’IRPF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) o nell’imposta sulle società. Quale metodo si applica non lo scegli tu: lo stabilisce la convenzione specifica in base al tipo di reddito, da qui l’importanza di verificare il trattato con il paese di origine prima di dare per buona qualsiasi cifra.

Tra determinare la residenza fiscale corretta, richiedere il certificato in tempo e applicare il metodo di correzione adeguato, ci sono diversi punti in cui una svista finisce per costare denaro: pagando più del dovuto o esponendosi a un controllo dell’AEAT. In Zythos Business affianchiamo lavoratori autonomi e piccole imprese con attività internazionale proprio in questo ambito: verifichiamo quale convenzione si applica, quale documentazione richiedere e come recepirla in ogni modello fiscale, affinché operare tra paesi smetta di essere una fonte di sorprese fiscali.

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