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Visto per nomadi digitali in Spagna e “legge Beckham”: guida fiscale per stranieri

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Ogni anno sono sempre di più i professionisti stranieri che decidono di trasferirsi in Spagna senza rinunciare al proprio impiego o al proprio portafoglio clienti all’estero. Per dare copertura legale a questo profilo, nel 2023 la Spagna ha approvato la Legge Startup (Ley 28/2022), che ha istituito il visto per nomadi digitali e, allo stesso tempo, ha aperto la porta a un regime fiscale speciale noto popolarmente come “legge Beckham” (dal nome del calciatore che beneficiò di una versione precedente della norma). Nel 2026 questa combinazione resta, per molti stranieri, la via più vantaggiosa per vivere in Spagna pagando meno tasse rispetto a un normale residente fiscale.

Cosa richiede il visto per nomadi digitali

Il visto per nomadi digitali consente di risiedere in Spagna continuando a lavorare per aziende o clienti con sede fuori dal paese. Non è un permesso turistico mascherato: richiede di dimostrare un rapporto di lavoro o professionale stabile con soggetti esteri, e limita la percentuale di reddito fatturabile a clienti spagnoli (la norma vuole che il grosso dell’attività economica del richiedente continui a generarsi fuori dalla Spagna). Viene richiesto inoltre di dimostrare una qualifica professionale -titolo universitario o esperienza lavorativa rilevante-, solidità economica e, in caso di lavoro dipendente, che l’azienda datrice di lavoro operi da un periodo minimo. La domanda si presenta presso gli uffici stranieri competenti o presso il consolato spagnolo nel paese d’origine e, una volta concesso, dà diritto al NIE (Número de Identidad de Extranjero), il documento che identifica fiscalmente qualsiasi non cittadino davanti all’Agenzia delle Entrate spagnola (AEAT) e al resto della pubblica amministrazione spagnola.

La tassazione agevolata: cos’è davvero la “legge Beckham”

Chi si trasferisce in Spagna e vi risiede per più della metà dell’anno diventa, di norma, residente fiscale ed è tenuto a dichiarare il proprio reddito mondiale nell’IRPF, con aliquote progressive che possono risultare elevate. Il regime speciale per i lavoratori distaccati -quello che chiamiamo colloquialmente “legge Beckham”- consente a chi soddisfa i requisiti di tassare per diversi anni come se fosse un non residente: un’aliquota fissa, sensibilmente inferiore alla scala progressiva dell’IRPF per i redditi alti, applicata solo ai redditi prodotti in Spagna, senza obbligo di dichiarare il patrimonio o i redditi generati fuori dal paese (con alcune sfumature). La Legge Startup ha esteso l’accesso a questo regime agli stessi nomadi digitali, ai soci di startup e ai lavoratori in telelavoro, una categoria che in precedenza ne era praticamente esclusa. Non è un regime automatico: va richiesto espressamente all’AEAT entro un termine determinato dall’inizio dell’attività, ed è opportuno valutare caso per caso se conviene rispetto alla tassazione ordinaria, soprattutto in presenza di redditi o investimenti nel paese d’origine.

Compatibilità con il lavoro da remoto per aziende estere

Uno dei punti che generano più dubbi è se sia possibile cumulare il visto per nomadi digitali, il regime fiscale speciale e un rapporto di lavoro con un’azienda priva di sede in Spagna. La risposta generale è sì: il visto è pensato proprio per questo, e il regime speciale non richiede che il datore di lavoro sia spagnolo. Tuttavia, è bene non confondere la fiscalità personale con gli obblighi dell’azienda estera: a seconda di come è strutturato il rapporto (contratto di lavoro dipendente, collaborazione come autonomo o prestazione di servizi fatturata), potrebbe essere necessario iscriversi al RETA (il Régimen Especial de Trabajadores Autónomos, l’equivalente spagnolo della gestione previdenziale per i lavoratori autonomi) o gestire diversamente i contributi previdenziali in presenza di un accordo di coordinamento tra paesi. Un’analisi preventiva evita brutte sorprese: perdere involontariamente lo status di non residente assimilato, fatturare in modo scorretto a clienti spagnoli oltre il limite consentito, o generare inconsapevolmente una stabile organizzazione per l’azienda estera sono errori frequenti e costosi da correggere in un secondo momento.

In Zythos Business affianchiamo autonomi e piccole imprese, anche chi arriva dall’estero, per capire quale regime spetta loro e per essere in regola con l’AEAT senza sorprese né imprevisti. Se stai valutando di trasferirti in Spagna come nomade digitale o se hai già un’attività qui e vuoi verificare se ti conviene cambiare regime, è meglio farlo con calma e con i numeri alla mano, prima di prendere una decisione che può condizionare diversi esercizi fiscali.

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